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Un aiuto a Manuela
e ai suoi neonati

Manuela con una neonata (Foto by Luca Scarpetta)

Monza - Due neonate sono rimaste nel cuore di Manuela Ribaudo, una giovane monzese che per oltre due mesi ha lavorato come volontaria in Ecuador, nell'ospedale Claudio Benati di Zumbhaua, gestito dall'Operazione Mato Grosso. Una piccolina ha lottato contro la morte ed ha vinto, l'altra dopo trentasei giorni è spirata, stremata dalla polmonite. Probabilmente si sarebbe salvata se la struttura avesse avuto a disposizione un semplice respiratore artificiale, dotato di monitor. Ora Manuela si appella ai brianzoli per cercare di acquistare il macchinario: il monitor arriverà a destinazione anche grazie alle offerte raccolte a Brugherio, durante la Festa delle famiglie del mondo e tra i bambini che hanno rinunciato ai regali della cresima e della comunione. Manuela, ventidue anni, impegnata negli Scout, è partita con una sua compagna, Corinna Mariani di Lissone.


«Sono infermiera - spiega - e non è facile trovare un posto fisso, ora lavoro a domicilio. Ho approfittato di questa situazione per andare in Ecuador». Il primo impatto non è stato facile: l'ospedale Benati si trova in una zona molto povera e può contare su pochi mezzi. «Io - prosegue Manuela - sono stata in diversi reparti e ho effettuato visite domicilio, alle popolazioni indigene che vivono sulle montagne, senza acqua corrente né energia elettrica e che si fidano degli sciamani e delle loro pozioni». Con molti di loro diventa un problema perfino comunicare, dato che non parlano lo spagnolo, ma un dialetto ostico. «Visitavamo - ricorda - i malati cronici. Ho visto bambini denutriti che a tre anni pesano solo sei chili. Cercavamo di insegnare loro le norme igieniche più elementari per evitare le infezioni più pericolose. Lì seguono ancora vecchie usanze e le donne, dopo aver partorito, non si lavano per quaranta giorni. Non è facile, del resto, bagnarsi con l'acqua ghiacciata».


Nell'ospedale Manuela ha tenuto in braccio la piccola Annabel, che ha superato i problemi respiratori, e la neonata che invece non ce l'ha fatta: «Abbiamo cercato - ricorda - di tenerla in vita con la respirazione manuale. Poi è stata trasferita in un'altra struttura, dove è morta». Pensando ai loro visini ha iniziato una raccolta fondi per acquistare le apparecchiature. Ha esposto il suo progetto agli amici, agli scout, ai giovani dell'Operazione Mato Grosso e in tanti hanno risposto. Il suo obiettivo è di arrivare a quota sedicimila euro entro settembre per inviare in Ecuador la cifra che necessaria. In caso contrario medici e infermieri continueranno a operare manualmente, ma molti pazienti non supereranno le crisi. Per contribuire è possibile effettuare un versamento sul conto corrente IBAN IT79M0351220501000000002647 aperto al Credito artigiano e intestato all'associazione A.P.S. Alpamayo, collegata al Mato Grosso.


Monica Bonalumi








 

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